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- Indirizzo: Via Ghiglione, 7 - 12017 Robilante (CN)
Vi aspetta per offrirvi un’esperienza coinvolgente tra suoni, arte e tradizione,
un luogo dove la passione per la musica incontra la creatività e la cultura del territorio.
La Valle Vermenagna, situata nelle Alpi cuneesi, è una delle quattordici valli occitane d’Italia. Qui, la musica tradizionale è parte integrante della vita quotidiana. La fisarmonica cromatica a bottoni è lo strumento protagonista delle feste nel suonare le innumerevoli melodie delle due danze tradizionali locali, la courenta e il balèt. A Robilante, quasi ogni famiglia possiede almeno una fisarmonica o un clarinetto, strumenti sempre presenti nelle occasioni di festa, un tempo nelle osterie e nelle veglie invernali; oggi, durante le feste estive (fëstin) dei vari valloni e le feste dei coscritti.
L’ingegno nel costruire e accordare fisarmoniche in una zona dove c’erano tantissimi suonatori di fisarmonica, mancava qualcuno che le costruisse per non andare chissà dove a comprarle. Ed ecco spuntare Notou Sounadour (Giuseppe Vallauri 1896-1984) di Robilante.
Uomo umile con particolari abilità pratiche fu suonatore, ma soprattutto costruttore, riparatore e accordatore autodidatta di fisarmoniche. Leggendario era il suo orecchio musicale, in grado di percepire differenze tonali minime e di classificare qualsiasi suono con la nota corrispondente: il fischio di una sirena, un canto di uccello, il clacson di un'automobile erano immediatamente identificati con una nota del pentagramma.
All’interno del museo c’è una fisarmonica da lui costruita, completamente smontata per far vedere la complessità e la varietà di materiali presenti in una fisarmonica.
L’arte popolare scolpita nel legno.
Nel cuore della Valle Vermenagna, la memoria del territorio si intreccia con l’opera di Jòrs de Snive (Giorgio Bertaina, 1902–1976), contadino e scultore autodidatta. Con un semplice coltello e un pezzo di legno, Jòrs ha dato vita a una forma d’arte spontanea e profonda, capace di raccontare il mondo rurale e le tradizioni occitane della sua valle.
Le sue sculture raffigurano ciò che vedeva intorno a sé: suonatori di fisarmonica e clarinetto, ballerini, animali da cortile, soldati, contadini al lavoro, coppie di sposi... Ogni figura, scolpita con tratti essenziali ma espressivi, trasmette emozione e autenticità, offrendo uno sguardo poetico e diretto sulla cultura popolare alpina. Per lui la scultura era anche un modo per raffigurare scene normali di vita quotidiana o “scrivere” fatti di cronaca, come quello scolpito su un bastone da passeggio nel quale rappresentò il furto avvenuto a suo tempo all’osteria Aquila Reale (ai più conosciuta come Gepin), con i ladri arrestati dai carabinieri, il cassetto dei soldi aperto e Gepin e Ginota con i clienti, o l’impugnatura di un bastone nella quale rappresentò un incidente mortale avvenuto al mulino di Robilante con una persona incagliata negli ingranaggi dello stesso.
All’interno del Museo della Fisarmonica è possibile ammirare alcune delle sue opere, esposte accanto agli strumenti musicali e ad altri elementi del patrimonio locale.
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